Forse qualcuno se lo ricorderà, per altri invece potrà sembrare semplicemente un fulmine a ciel sereno. Lo sapevate che la mitica Boston Whaler (di proprietà di Brunswick Marine) si cimentò anche nella costruzione di un gommone?
Era il 2004 e l’azienda americana decise di entrare con tutta la forza del suo marchio (uno dei più celebri al mondo) nel settore dei semirigidi.
La presentazione del primo prototipo di pre-serie avvenne nel gennaio del 2004 al «Boot» di Düsseldorf. Il rib si chiamava Impact 180 e aveva una lunghezza fuori tutto di 5,55 metri con scafo schiumato.
Probabilmente il fatto di avere una carena «piena» limitava parecchio lo spazio a bordo e i vantaggi tipici di questa particolare costruzione (utilizzata nelle barche) erano in realtà già garantiti dalla parte pneumatica: una «duplicazione» che comportava perdite di spazi gavonabili e costi superiori.
L’Impact 180 fece anche due timide apparizioni anche in Italia nella primavera del 2004, e più precisamente in occasione della fiera nautica Bo.Ma di Genova (si svolse per qualche anno, organizzata da Ucina, senza grande successo) e al Nauticsud di Napoli.
Il gommone non entusiasmò ne i gommonauti italiani ne tanto meno quelli dell’Europa Continentale e così la Casa americana decise di abortire il progetto ancor prima del debutto che avrebbe dovuto annoverare anche un 21 e un 24 piedi.
Dei gommoni di Boston Whaler se ne tornò a parlare alla fine del 2007, quando cominciarono a circolare con una certa insistenza voci di un possibile «sbarco» in grande stile tra i «pneumatici» (si dice grazie alla collaborazione di un noto cantiere italiano), guardando però all’alto di gamma con due modelli oltre i 7,50 metri.
Alle voci non seguirono, però, mai i fatti e dopo pochi mesi si smise pure di parlarne.






















