Terminano oggi alle ore 12.00 gli incentivi governativi per l’acquisto di un motore marino elettrico (fuoribordo o entrobordo). Il provvedimento era stato varato lo scorso 8 aprile. A disposizione ci sono 3 milioni di euro. L’incentivo è gestito da Invitalia e promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in attuazione dell’articolo 13 della Legge «Made in Italy» (n.206/2023).
Il contributo – concesso a fondo perduto e nella misura massima del 50% delle spese ammissibili per ogni singolo motore elettrico fuoribordo (massimo due, nel caso in cui il richiedente sia una persona fisica) dotato di batteria integrata di potenza non inferiore a 0,5 kW e fino a 12 kW – è di 2.000 euro mentre per quelli fuoribordo con batteria esterna, entrobordo, entrofuoribordo o POD è di 10.000 euro.
Al momento non sono state fornite dal Ministero e da Invitalia informazioni circa l’andamento delle richieste. Tuttavia, da quanto fanno sapere alcuni concessionari interpellati da «Il Gommone», sembrerebbe che le richieste siano state al di sotto delle aspettative.
Da un lato c’è stato lo scarso interesse mostrato dai diportisti e dalle aziende per i motori green, dall’altro le difficoltà burocratiche.
Il provvedimento richiedeva, infatti, la contestuale rottamazione di un propulsore termico ma, soprattutto, l’iscrizione dell’unità da diporto al Servizio Telematico centrale delle unità da diporto, ovvero la DCI (Dichiarazione di Costruzione o Importazione) rilasciata da Confindustria Nautica su richiesta dell’utente o chi per esso. Abbiamo imparato a conoscerla anche nel mondo dei natanti da un paio d’anni a questa parte, vista l’esigenza di dotare i nostri mezzi «senza bandiera» di un documento attestante la proprietà.
Molti ritengono che l’obbligo di iscrivere il natante a questo registro (con conseguenti costi aggiuntivi) sia stato il principale ostacolo al successo dell’incentivo. I piccoli fuoribordo elettrici, infatti, avrebbro potuto trovare spazio soprattutto sugli specchi di poppa di tender da 2 a 3,50 metri, ma l’obbligo di registrare il gommone ha reso decisamente meno appetibile l’incentivo.
Abbiamo interpellato alcuni importanti dealer lungo la Penisola e abbiamo avuto conferma che le richieste sono state davvero poche. Minimo l’interesse soprattutto nelle regioni del Sud Italia. E’ andata un po’ meglio, invece, per i rivenditori che operano sui laghi e in zone in cui la navigazione a motore è soggetta a limitazioni ambientali.
Nei prossimi giorni, probabilmente, conosceremo da parte del Ministero delle Imprese e del made in Italy o da Invitalia (che ha gestito il fondo) quante sono state le domande e quanti i soldi utilizzati.





















