Spesso nell’immaginario collettivo l’attività del perito nel settore della nautica si limita all’aspetto meramente tecnico (controllo scafi, motori, impiantistica, arredi interni, pitturazioni, eccetera). Nella realtà, in particolare nell’ultimo decennio, oltre alle competenze specialistiche il perito che svolge attività per conto delle Assicurazioni è chiamato a valutare e gestire incarichi nei quali l’aspetto tecnico è solo una delle pratiche richieste.
La più emblematica di queste categorie è rappresentata dai furti di motori ed unità siano esse natanti, imbarcazioni o navi da diporto.
Il furto è, infatti, solitamente coperto dalle polizze di assicurazione Corpi anche se, prima degli anni 2000, tali eventi erano piuttosto rari e solitamente perpetrati da soggetti così poco «preparati» da venire facilmente individuati dalle autorità.
Prima di affrontare la materia e fornire alcuni consigli ai lettori, quantomeno per ridurre il rischio, occorre fare alcune preliminari distinzioni. Le modalità tramite le quali si perpetrano tali reati si differenziano, infatti, per tipologia di unità.
I furti di natanti, ovvero le unità con lunghezza inferiore ai dieci metri, vengono solitamente posti in essere da criminali «occasionali». Per queste tipologie di unità abbiamo registrato furti mentre le stesse si trovavano ormeggiate a boe o gavitelli e solitamente in assenza di idonei sistemi antifurto (chiavi di accensione, lucchetti eccetera).
Sempre per tali tipologie di unità o per imbarcazioni di modeste dimensioni sono purtroppo frequenti i furti dei soli motori fuoribordo.
Si è assistito a sinistri nei quali bande, questa volta organizzate, prendono di mira alcuni rimessaggi e di notte, dopo essersi intrufolati nei capannoni, riescono a rimuovere i fuoribordo causando spesso importanti danni alle connessioni elettriche e alla timoneria. Ad eccezione delle piccole unità rubare un’imbarcazione non è certamente un’operazione semplice, almeno se non si vuole essere scoperti…
Non è infatti una condizione sufficiente sapere che a bordo non ci sia nessuno. Nelle pratiche gestite dai periti, infatti, è emerso che i malviventi hanno spesso dimostrato di aver pianificato nel dettaglio il loro piano criminale e di averlo accuratamente valutato le modalità di accesso, di vigilanza e di videosorveglianza dei porti o delle marine nei quali si trovavano ormeggiate le imbarcazioni prese di mira.
Ci riferiamo, per esempio, all’assenza di sistemi di localizzazione delle unità o di allarmi che possano notificare in tempo reale eventuali intrusioni anomale. O ancora le modalità di avviamento dei motori, la presenza a bordo di una sufficiente quantità di combustibile e la piena efficienza delle batterie di bordo.
Nonostante il furto di un’imbarcazione non sia un gioco da ragazzi, a partire dagli anni 2004-2005 tali reati – veri o simulati che fossero – hanno iniziato a moltiplicarsi. Dal punto di osservazione del perito è certamente cresciuto il numero dei furti ma anche di altri eventi quantomeno discutibili quali affondamenti, rapine a bordo, incendi. A seguito, infatti, di investigazioni, molti di tali episodi si sono rivelati simulati o quantomeno «dubbi».
La causa principale di questo trend è che nel periodo preso in considerazione si è in parte modificato il profilo dell’armatore. Prima del 2004 il proprietario di un’imbarcazione era un vero e proprio amante del mare e della propria barca, che conosceva in maniera approfondita e che veniva scelto come luogo in cui passare la maggior parte del proprio tempo libero.
Dagli anni 2000, invece, l’imbarcazione (barca o gommone che sia) è diventato un bene di lusso, in alcuni casi addirittura un «trofeo» da esibire o ostentare per confermare il proprio successo e la propria posizione sociale.
Aumentando l’interesse verso la nautica, sono cresciute di pari passo le richieste di leasing per acquistare una barca. Non sempre, tuttavia, i «nuovi armatori» avevano la solidità finanziaria per affrontare l’acquisto di un’imbarcazione di lusso.
Come i diportisti veri ben sanno avere una barca, oltre ad essere un indiscusso piacere, è anche un impegno. Gli elevati costi di manutenzione e di gestione di un’imbarcazione hanno spinto, in periodi di difficolta o riduzioni delle proprie disponibilità economiche, numerosi soggetti a smettere di effettuare le necessarie manutenzioni o nei casi più estremi, volersene sbarazzare il prima possibile.
Sono proprio questi soggetti che, secondo le indagini, in alcuni casi sarebbero entrati in contatto con vere e proprie organizzazioni criminali che, con modalità molto similari fra loro, avrebbero perpetrato centinaia di furti in Italia o in nazioni vicine (Francia, Croazia, Grecia).
Una volta rubata la barca il proprietario poteva comunque rivolgersi alle Compagnie di assicurazione che in assenza di un ritrovamento o di prove schiaccianti non avevano sufficienti strumenti per dimostrare l’illecito.
La buona notizia è che negli ultimi anni i furti (veri o presunti) sono diminuiti e che i sistemi di allarme ed antifurto dell’imbarcazione e del luogo in cui la stessa viene ormeggiata o rimessata si sono dimostrati un valido deterrente.





















