Disfarsi in modo corretto e legale dei dispositivi pirotecnici scaduti, previsti nelle dotazioni obbligatorie per la navigazione da diporto (la lista è qui) è un serio problema, lo sappiamo tutti. C’è chi risolve in maniera spiccia e li «affonda» buttandoli in mare e non soltanto in una baia appartata, ma perfino nelle aree portuali. Chi adotta tale pratica scarica il problema, ma non la coscienza: boette, fuochi a mano e i più pericolosi razzi a paracadute, infatti, sono praticamente indistruttibili, quindi oltre a inquinare il mare (a causa delle sostanze chimiche in essi contenuti e della plastica che ne costituisce il corpo) di fatto gli sciagurati diportisti disseminano sui fondali delle «bombe» inesplose che possono recar danno a chi dovesse inavvertitamente attivarle. Non ci credete? Che diamine, direte, l’acqua del mare inattiva di sicuro le polveri…. E invece no! Ringraziamo Leo Cipressi della Primis (azienda specializzata nella raccolta e smaltimento dei razzi scaduti) che ci ha segnalato questo interessante video realizzato dal Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza. Innanzitutto è impressionante vedere come il fondo del mare venga utilizzato come discarica: non soltanto singoli pezzi, ma addirittura grossi sacchi contenenti artifici pirotecnici ed esplodenti annegati impunemente. Poi, quando i Finanzieri riemergono si ha la sorpresa di scoprire che non si trovavano in un isolata baietta, ma in un’area portuale cittadina! Infine la dimostrazione che il «bengala» funziona, eccome, nonostante sia stato a mollo per chissà quanto tempo e continua a emettere il suo cono fumoso e luminoso anche quando il militare lo sommerge. Davvero istruttivo!
























