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Prolunghe miracolose… ma ne vale davvero la pena?

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Modificare il comportamento dinamico di un gommone è possibile grazie alle appendici di carena (flap, bracket, jack plate, trim tabs, eccetera), molte diffuse nelle competizioni agonistiche, un po’ meno nel diporto. Ma servono davvero o sono solo un palliativo?

Dipende da che cosa si vuole ottenere valutando con attenzione le controindicazioni (a iniziare dai costi!) che, inevitabilmente, ogni scelta comporta.

In campo automobilistico negli ultimi anni si è assistito allo sviluppo di piattaforme progettuali modulari adattabili oilssu più modelli anche di diverso tipo e marchio: questa sinergia serve a realizzare mezzi che, con poche rinunce nel comportamento stradale, riescono ad adattarsi a destinazioni d’uso abbastanza differenti con un significativo contenimento dei costi di progettazione, sviluppo e produzione.

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In campo nautico le cose non funzionano esattamente allo stesso modo poiché il mezzo marino e il gommone in particolare hanno un dislocamento assai più variabile per via della maggiore quantità di carico imbarcabile (passeggeri, bagagli, carburante e liquidi, attrezzature, cibarie e chi più ne ha ne metta), nonché per la variabilità della propulsione con conseguenti oscillazioni dei baricentri statici e dinamici (cosa che in strada non succede, visto che l’auto non entra in planata).

Ne consegue che una carena ben progettata deve già sopportare un’estrema diversità di carico nelle diverse condimeteo; se questa venisse trapiantata in un mezzo completamente diverso i risultati non sarebbero di certo gli stessi.

La famigerata «coperta progettuale», immaginabile come l’insieme di tutti i requisiti che il gommone deve rispettare, è comunque sempre troppo «corta» e nessun mezzo marino può primeggiare «in ogni aspetto, carico e condizione»: il compromesso impone che lo scafo debba andar bene in tutte le condizioni, possa eccellere in determinati aspetti che sono quelli che il quadro esigenziale impone, a discapito di altri.

Per fare un esempio, una carena da corsa dovrà eccellere in velocità e magari in stabilità alle elevate andature, mentre potrà lasciare a desiderare nella stabilità alla fonda perché questa non è una prerogativa richiesta.

Una carena da diporto potrà essere certamente veloce e tenere bene il mare, ma non potrà esibire un beccheggio e un rollìo esagerato quando il battello è fermo.

Quanto sia ampia questa «coperta progettuale» dipende naturalmente dal «sarto»; però una volta arrivati al limite, ci sono degli escamotage per estendere una carena a migliorare il suo rendimento verso un’ulteriore variabilità di condizioni o a ottimizzarla verso alcune esigenze specifiche: sono le appendici che possono essere installate su uno scafo già esistente.

Se volete saperne di più potete richiedere il PDF dell’articolo pubblicato sul fascicolo n. 372 – settembre 2018 cliccando qui.

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