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Perché è vitale che la nautica riparta adesso (e non a maggio!)

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In questi giorni si fa un gran parlare (e anche un po’ di confusione) su come dare inizio alla «fase 2», cioè alla riapertura delle aziende e delle attività commerciali dopo il lungo lockdown.

La data clou è quella del 4 maggio, ma non vi è una certezza assoluta perché ogni decisione sarà presa a fine aprile dopo aver valutato attentamente i dati sull’andamento dei contagi da Coronavirus.

Il Governo ha creato una task force guidata dall’ex Amministratore Delegato di Vodafone Vittorio Colao, che dovrebbe predisporre un piano per far conciliare l’emergenza sanitaria con la necessità delle aziende di poter lavorare.

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Molte Regioni, però, si stanno muovendo autonomamente, quindi, non è da escludere che a maggio (o anche prima) vi sia una partenza scaglionata.

Come ha sottolineato qualche giorno fa il Governatore del Veneto Luca Zaia il vero tema «è decidere se tenere tutto chiuso e morire in attesa che il virus se ne vada o aprire e convivere perché oltre ad un certo limite non è più sostenibile».

In uno scenario macroeconomico catastrofico (il Fondo Monetario Internazionale l’ha definito la più grave crisi economica dalla Grande depressione del 1929) e la fine della pandemia da Covid-19 ancora lontana (solo il vaccino metterà la parola fine!), è necessario comunque fare qualche cosa.

La nautica italiana se non ripartirà adesso è destinata o morire o ad essere sorpassata da quella di altri Paesi europei, che hanno già annunciato la graduale apertura di tutte le aziende, pur con una serie di limitazioni e prescrizioni a tutela di chi lavora.

Ma per la nautica è fondamentale ripartire per limitare – per quanto possibile – i danni in una stagione che già non era cominciata benissimo (il mercato nazionale, per esempio, è sempre piuttosto debole) ma che proprio sul più bello (quel fatidico 21 febbraio) si è completamente fermata.

Se i nostri Cantieri perderanno la possibilità di evadere almeno gli ordini già in portafoglio, molti di questi non avranno le risorse sufficienti per sopravvivere fino alla prossima stagione.

Forse i nostri politici non lo sanno, ma il ciclo finanziario di chi lavora nella nautica, specie quella più piccola, è inesorabilmente compreso in un periodo molto ristretto.

Se, dunque, non sarà lasciata alle aziende e ai loro dealer la possibilità di lavorare ora, ogni tentativo di «rianimazione» che il Governo vorrà mettere in campo dopo sarà praticamente inutile!

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