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I nomi delle barche con santi o patroni. E varare di venerdì è una follia…

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Avete mai fatto caso ai nomi dei pescherecci, quelli più tradizionali e che più si spingono verso aree di pesca pericolose?

Quasi tutti nomi di santi o di patroni: perché contro i pericoli del mare non bastano un buono scafo e la moderna tecnologia, ci vuole anche un ombrello sovrannaturale, meglio se accompagnato anche da un po’ di fede.

Forse tutti saprete che i marinai hanno come patrono San Francesco da Paola, ma quelli della marina militare si rivolgono a Santa Barbara (stessa protettrice dei pompieri) mentre le marinerie da pesca sono in genere più «localizzate»: i sardi pregano la Madonna di Bonaria, i toscani quella di Montenero, i liguri la Madonna della Guardia, eccetera.

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Anche nell’antichità c’erano preferenze per area culturale o per tradizione: chi si rivolgeva a Poseidon, dio del mare (il nostro casalingo Nettuno) chi ai Dioscuri – li invocava Cesare quando era costretto per mare – chi ancora a divinità minori, i Tritoni e le Naiadi, che forse facevano spender meno in sacrifici.

Allora come oggi, il varo avveniva con presagi significativi: era infausto se lo scafo scendeva in acqua mentre il cielo era attraversato da un volo di corvi, fausto se appariva un’aquila o se un raggio di sole batteva sulla prua. Le aquile addomesticate, a quei tempi, dovevano valere una fortuna.

Oggi pochi navigherebbero volentieri su una barca o una nave battezzata con una bottiglia di champagne che non si è spezzata contro la prua: tanto che ai vari ufficiali si da spesso un «aiutino» segando a metà il vetro. Altri segni infausti nei vari: se lo scafo si ferma a metà dello scalo, oppure se s’incaglia sul basso fondale.

Infine, varare di venerdì è considerato un rischio folle, tenetelo presente, per la prima volta del vostro gommone.

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RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Il Gommone
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