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Manovrare sullo scivolo (sempre che ne troviate uno!): i nostri consigli

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In Italia, si sa, gli scivoli sono «merce rarissima»: sono pochi, maltenuti, spesso occupati abusivamente, la maggior parte delle volte chiusi senza motivo.

E’ la contraddizione di un Paese che dispone di 7.500 chilometri di coste (senza contare i grandi bacini lacustri), ma poi non è in grado di offrire ai propri diportisti, strutture adeguate per la piccola nautica. I pochi scivoli disponibili, inoltre, sono spesso in pessime condizioni, in altri casi li definiamo tali anche se in realtà non ne hanno le caratteristiche.

Dunque, quando ci si avvicina a uno scivolo è meglio abituarsi ad affrontare le situazioni più disparate e imprevedibili. Ed è per questo motivo che abbiamo voluto formulare una sorta di piccolo decalogo, che speriamo possa rivelarsi utile quando le condizioni non sono sempre favorevoli.

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Quasi tutti i moderni SUV inseriscono la seconda trazione automaticamente, non appena le ruote iniziano a pattinare.

Fondi diversi
Vediamo come impiegare al meglio le risorse meccaniche del nostro veicolo. Quando lo scivolo è in cemento, di solito non s’incontrano particolari problemi di varo.

La pendenza è generalmente «dolce», il fondo asciutto; attenzione però alle piccole alghe, il cosiddetto «vellutello», che può fare capolino sulla parte immersa della rampa. In questo caso, la sola precauzione utile è quella di non arretrare troppo con il rimorchio, per non finire con le ruote su una superficie con scarsa aderenza.

Meglio varare e alare sempre con le quattro ruote motrici inserite, e se la rampa è particolarmente ripida, può risultare utile inserire anche le ridotte.

Con fondo viscido l’ideale sarebbe disporre anche del blocco differenziale (almeno quello posteriore), che però sui «gettonati» SUV quasi mai è presente. Se una delle due ruote slitta, infatti, il differenziale bloccato permette all’altra ruota di mantenere una motricità sufficiente per uscire dalla rampa.

Fate molta attenzione, inoltre, a non mettere le ruote posteriori del fuoristrada sul «verde», soprattutto se l’auto è a trazione integrale permanente. Se manca, infatti, il blocco del differenziale centrale si rischia di far pattinare le ruote posteriori sul fondo viscido, privando dell’adeguata trazione quelle anteriori, che invece appoggiano sul «buono».

Nel caso di una vettura con integrale inseribile, invece, non c’è il differenziale centrale, quindi le ruote girano solidalmente sui due assi, ed è sufficiente che uno dei sia in aderenza per togliersi d’impaccio.

Varando, invece, da un tratto di costa in terra battuta teoricamente si dovrebbero avere meno problemi; certo è sempre meglio effettuare preventivamente una ricognizione sul luogo.

Se la superficie è sabbiosa o di pietrisco, l’inserimento del quattro ruote motrici è necessario e il blocco dei differenziali essenziale per la buona riuscita dell’operazione (prima quello centrale, poi quello posteriore e, infine, l’anteriore).

Una situazione «estrema» che difficilmente si verificherà, ma più il terreno è disagevole, minore è l’aderenza e la possibilità di uscire, soprattutto quando si «tira su» il gommone e si deve ripartire con il carrello carico, in salita.

Verricelli e paranchi
E se ti «pianti»? Su un terreno compatto, l’auto avrà maggior forza di trazione, mentre un carrello bloccato nella sabbia può essere tirato con il verricello del 4×4 (se montato, anteriormente), oppure trainato legando un’apposita cinghia.

In mancanza di questa si può optare per la cima dell’ancora, togliendola dal gavone e legando il gancio dell’auto al timone del carrello (il fermaprua può essere un solido punto di ancoraggio).

Un’altra soluzione può essere quella di munirsi di un paranco che si può acquistare nei negozi di ferramenta: muovendo alternativamente la leva si tirano tre o anche cinque tonnellate. Attenzione però a non far insabbiare il ruotino di prua, altrimenti si blocca tutto.

Per evitare questo inconveniente è sufficiente infilare – prima di iniziare l’operazione – una tavola sotto al ruotino stesso.

Un altro accorgimento mutuabile dalla tecnica dei «fuoristradisti» nel caso in cui l’auto o il carrello restino insabbiati, è quello di smontare la ruota di scorta del carrello (o dell’auto) e seppellirla in una buca profonda sotto alla sabbia.

Legando una cima a questa si stabilirà un punto di forza su cui far leva per estrarre il veicolo impantanato con un verricello.

Riassumendo: sull’auto è opportuno portare un po’ di attrezzatura per evitare spiacevoli panne. Una pala pieghevole, una tavola di legno spessa quanto basta per sostenere il peso del ruotino di prua del carrello, una cinghia per il traino, una cima robusta (può andare bene quella dell’ancora), un paranco alternativo, ed eventualmente una coppia di piastre da sabbia su cui far passare le ruote del carrello in caso di terreno fangoso.

Le «dritte» dell’esperto
E’ sempre bene mettere nel bagagliaio un cuneo di legno. Una trave o una pietra non si trovano mai quando servono!

Sullo scivolo le quattro ruote motrici sono importanti: una trazione integrale permanente non comporta problemi, si possono anche inserire le ridotte ed eventualmente bloccare il differenziale centrale quando le ruote sono diritte.

Con una 4×4 inseribile, invece, si può innestare la trazione anteriore solo con le ruote diritte, quindi in finale, proprio sullo scivolo.

Successivamente possono essere inserite anche le ridotte. Prestare attenzione al muschio, alle alghe, insomma al «pavimento» su cui appoggiano le ruote per stabilire per quanti metri si può far marcia indietro senza slittare al momento della risalita.

In casi estremi si può cercare un punto solido sulla terraferma, venti metri prima del muso dell’auto, a cui agganciare il verricello (se il 4×4 ne dispone) per tirarsi fuori dopo la manovra di alaggio o varo.

Ricordarsi di girare le ruote in senso contrario a quello logico durante la retromarcia con il carrello, ma mai troppo angolate.

E’ importante arrivare sullo scivolo con il «treno» ben allineato, un angolo tra motrice e rimorchio non ottimale può impedire una corretta manovra di varo.

Il parcheggio per auto e carrello si deve cercare prima di mettere il gommone in acqua. Sembra una banalità, ma se non avete nessuno che possa «fare la guardia» al battello c’è il rischio che qualcuno prenda il mare prima di voi…

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RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Il Gommone
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