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L’Editoriale

L’estate sta finendo e un’altra stagione nautica si appresta ad essere archiviata.
Nei prossimi giorni si svolgeranno alcuni dei più importanti saloni nautici europei,
tra cui il Cannes Yachting Festival e il «nostro» Nautico di Genova.
Grazie a questi appuntamenti avremo la possibilità di misurare la «voglia
di nautica» dei diportisti francesi e italiani. Nel frattempo, però, l’Italia mette
a segno un’altra annata positiva, la terza consecutiva; ciò vuol dire che la ripresa
del mercato è ormai un fatto strutturale e non più legato a eventi o episodi.
L’industria italiana si sta mettendo alle spalle le tragiche stagioni dell’era Monti
e guarda al futuro con più ottimismo, soprattutto fuori dai confini nazionali.
Se, infatti, le esportazioni vanno con il vento in poppa, il mercato interno continua
a crescere lentamente. C’è dunque bisogno non soltanto di consolidare questo
trend, ma di incrementarlo. Appare evidente che per andare oltre è necessario
che l’economia continui a crescere (i dati del PIL nazionale lasciano ben sperare)
e che si affrontino con determinazione le questioni della piccola nautica,
quella che forse meno incide in termini di fatturato e d’immagine,
ma che rappresenta la stragrande maggioranza di chi va per mare.
A costo di sembrare paranoici ricordiamo il grave problema delle infrastrutture,
in particolare gli scivoli di alaggio. Sul litorale laziale a luglio ci sono state diverse
manifestazioni di protesta messe in atto da centinaia di diportisti esasperati
per la drammatica situazione nella zona (ne abbiamo dato notizia sul nostro sito
www.ilgommone.net): da Civitavecchia a Latina è ormai pressoché impossibile
accedere al mare autonomamente e gratuitamente. Il caso di Latina non è l’unico,
purtroppo. Sul lago di Garda a più riprese si sono verificati episodi simili
e le cose non vanno meglio in Liguria o in Campania. Insomma, da Nord a Sud
l’Italia si scopre un Paese «fragile» quanto a infrastrutture e là dove la voglia
di navigare è maggiore, minori sono le opportunità per i diportisti.
Se, dunque, si vorrà riportare la nautica carrellabile sui livelli pre-crisi, non basterà
che l’economia continui a «girare» nel verso giusto, ma bisognerà fare qualcosa
di concreto. Diversamente perderemo un’altra volta la possibilità di capitalizzare
questa crescita e lasceremo spazio ai nostri «concorrenti» più diretti (Francia,
Croazia, Spagna e Grecia in primis). Le idee e gli esempi da imitare ci sono.
Un’ultima annotazione: dal 21 al 26 settembre, saremo presenti al 57° Salone
Nautico di Genova con un nostro stand; se avete voglia di passare a salutarci
o a rinnovare l’abbonamento alla rivista, è l’occasione giusta. Noi, come sempre,
ci rivediamo in edicola a fine ottobre con il reportage completo dalle principali fiere.
Buona navigazione!

 

 

 

 

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