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L’Editoriale

Nonostante tutto il «pandemonio» che è accaduto la scorsa primavera e gli oltre due mesi barricati in casa per evitare il rischio di contagiarsi con il Coronavirus, la nautica, in particolare quella più piccola, ha messo a segno un’annata memorabile. Non tanto sotto il profilo dei numeri, dato che – di fatto – all’appello sono mancati più di due mesi di produzione, per di più nel pieno della stagione (quindi è stato praticamente impossibile recuperarli!),
ma certamente sotto quello dell’interesse da parte di un pubblico fatto prevalentemente di neofiti.
Il boom del noleggio registrato la scorsa estate ha confermato che la nautica da diporto è stata considerata un efficace sistema di «distanziamento sociale», un modo intelligente per vivere appieno il mare senza essere costretti a guardarsi le spalle dal vicino di ombrellone su un’affollata spiaggia.
Chi lo avrebbe mai detto a inizio anno? Eppure anche dopo una sciagurata esperienza come quella della pandemia (che ci auguriamo di non dover mai più replicare nelle forme cruente vissute a marzo e aprile) sembrava che il mondo si fosse fermato (come in effetti, per molti versi, è stato). L’arrivo della bella stagione, la voglia di evasione e l’esigenza di proteggersi dal famigerato virus hanno contribuito a innalzare al livello della più nobile delle passioni il diporto nautico.
Nell’estate appena trascorsa abbiamo assistito a vere e proprie corse all’acquisto di un gommoncino, nuovo o usato, oppure a noleggiarlo direttamente sul posto a prezzi spesso da capogiro. Un patrimonio di nuovi «adepti» che sarebbe bello riuscire a trasformare da «diportisti della domenica» a «diportisti consapevoli». Ciò permetterebbe all’industria nautica italiana di allargare i propri orizzonti e di ampliare il numero di utenti che abitualmente navigano lungo le nostre coste o nei bellissimi laghi. Per farlo, però, è necessario che l’intera filiera (costruttori di imbarcazioni e/o gommoni, concessionari, officine, rimessaggi e porti) faccia un salto di qualità in termini di servizi, infrastrutture e prezzi, evitando gli errori (gravi) fatti nel passato. Un salto di qualità culturale e manageriale, che dovrebbe essere attuato con rapidità, approfittando di questo momento «idilliaco» che la nautica sta vivendo.
I presupposti per fare bene ci sono tutti, ma forse questo trend andrebbe in qualche modo governato da qualcuno che abbia una visione strategica dell’argomento. Qualcuno che sia in grado di guardare oltre l’orizzonte, che sia insensibile ai «poteri forti» che spesso condizionano, specie a livello locale, lo sviluppo del comparto. Si dovrebbe provare a ripartire dal piccolo natante, che poi è l’essenza dell’andar per mare, avere il coraggio di tornare a offrire mezzi anche senza patente, quindi con una lunghezza non superiore
ai 5,50-6 metri, in grado di essere appetibili per un gran numero di persone: questo renderebbe la nautica più popolare. Secondo noi la stagione che ci aspetta potrebbe davvero essere quella della svolta. Sta ai «capitani coraggiosi» decidere se è meglio avere un uovo oggi o una gallina domani!
Buona navigazione a tutti!

 

 

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