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L’Editoriale

In un torrido pomeriggio di luglio, quando ormai tutto sembrava tranquillo e il tempo scivolava lentamente verso le agognate vacanze, arrivava in redazione la notizia di Volvo Penta che annunciava l’acquisizione del marchio Seven Marine. Quest’ultimo è un costruttore americano di maxi-fuoribordo (l’azienda è nata nel 2011 per volontà di Rick Davis, manager con un passato in Mercury, dove ha lavorato allo sviluppo della gamma Verado) salito agli onori della cronaca per aver messo in produzione due unità un po’ particolari, una da 557 hp e l’altra addirittura da 627 cavalli, entrambe realizzate sulla base di un possente «V8» da 6.162 cc di origine General Motors sovralimentato con un compressore volumetrico.

L’originalità della meccanica è accompagnata da un look eccentrico, dai colori sgargianti, con la possibilità offerta ai clienti di scegliere la tinta che meglio si abbina alla propria imbarcazione: una trovata che ha – di fatto – superato il dogma che i motori dovessero avere un’unica livrea, come segno distintivo del marchio.

Il colpo messo a segno da Volvo Penta è stato un fulmine a ciel sereno per il mondo della nautica. Non tanto per il peso sul mercato dell’azienda americana (i Seven non si possono considerare motori «per tutti», dato che il listino parte da circa 80 mila euro!), quanto piuttosto perché sancisce il ritorno del marchio svedese nel comparto dei fuoribordo, da cui si era allontanato nell’ormai lontano 1979.

Secondo alcune voci provenienti dalla Svezia, Seven Marine potrebbe essere solo la prima di una serie di acquisizioni, segno evidente che anche un brand «ortodosso» come Volvo Penta pensa che in futuro il fuoribordo possa diventare competitivo e alternativo ai classici gruppi poppieri e agli entrobordo, almeno nel segmento fra i 1.000 e i 1.300 cavalli. Del resto, l’assioma è confermato dal successo di Seven Marine in America e di Mercury nel mondo con i Verado (in particolare il 400 Racing).

In tema di super-motorizzazioni, inoltre, vanno considerati il «V8» da 350 hp di Yamaha (di cui presto arriverà un upgrade di potenza) e il recente debutto di Suzuki con un 350 cavalli (si veda il servizio pubblicato a pag. 44 de Il Gommone di agosto, n. 361).

Il trend, insomma, indica chiaramente che la corsa alle super-potenze è ufficialmente ricominciata dopo la battuta d’arresto degli anni nerissimi della crisi economica. Ed è presumibile che un nome prestigioso come quello di Volvo Penta non si «accontenti» di vendere qualche centinaio di fuoribordo all’anno. Al momento l’azienda svedese può contare su una rete di circa 3.500 concessionari sparsi in 130 Paesi del mondo e su uno know-how tecnologico di tutto rispetto che potrebbe velocemente riversare nel comparto degli outboard. E poi finalmente questi motori sbarcheranno anche in Europa (forse già dalla prossima stagione), dopo una prima, timida apparizione avvenuta nel 2016 al «Boot» di Düsseldorf (Germania). E’ tutto da valutare, invece, l’impatto commerciale del ritorno di Volvo Penta tra i fuoribordo, specie in Europa dove il segmento delle maxi-potenze è meno rilevante che negli States (ma per questo ci vorrà tempo).
Insomma, il settore è nuovamente in fermento e ciò non può che fare bene alla nostra passione.

Buona navigazione a tutti e buone vacanze!
Noi ci rivediamo in edicola a fine agosto.

 

 

 

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