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L’Editoriale

Nel marasma generato dalle elezioni politiche, per qualche settimana l’Italia si è distratta ed è passata un po’ in secondo piano un’incombenza che si avvicina molto rapidamente, rischiando di lasciare a piedi migliaia di diportisti della piccola nautica. Stando al Decreto del Ministero dei Trasporti n. 214 del 19/5/2017 (in accoglimento di una normativa europea) a partire dal 20 maggio di quest’anno viene, infatti, ripristinato l’obbligo di revisione per tutti i rimorchi porta-imbarcazioni (e non solo), precedentemente «congelato» al 2003. Il problema è che a metà marzo (momento in cui scriviamo questo editoriale) ancora nessuno sa nulla, neppure la Motorizzazione Civile deputata a effettuare i controlli!
C’è da aspettarsi un maggio… rovente. Le aziende produttrici di rimorchi e i costruttori di ricambi e componenti sono già in allerta da un bel po’ di tempo, ma non conoscendo i criteri con cui verrà effettuata la verifica è difficile attrezzarsi.
Inoltre, a metà marzo non era ancora stato nemmeno fissato un calendario della «chiamata» alla revisione. E’ presumibile che si comincerà con i rimorchi più «anziani», ma c’è da capire se per tutti gli altri, in attesa del check, verrà istituita una sorta di moratoria: nel caso delle automobili, per esempio, se il ritardo dipende dall’officina basta disporre della prenotazione per la revisione per essere a posto nell’eventualità di controlli su strada.
E’, infatti, pressoché impossibile pensare che gli uffici della Motorizzione siano in grado di smaltire un così elevato numero di verifiche in poche settimane. I carrelli che dovrebbero essere sottoposti a revisione comprendono un arco temporale che va dal 2003 al 2014, tanti, certamente troppi.
Si potrebbe anche ipotizzare (è la voce più ricorrente negli ambienti ministeriali) che i controlli periodici obbligatori vengano affidati alle officine private, come già avviene per le automobili, dato che il provvedimento è «strutturale» e prevede le medesime scadenze delle vetture (4-2-2). I centri privati di revisione, però,  non potrebbero effettuare i medesimi collaudi che fino al 2003 faceva la MTCT:
la prova di frenata, per esempio, va fatta in un piazzale chiuso al traffico (come avviene presso i Centri della Motorizzazione) e non su strade aperte al traffico.
Per i gommonauti c’è, inoltre, una seccatura di non poco conto: secondo quanto stabilito dal citato Decreto i rimorchi vanno portati al controllo senza il gommone, quindi bisogna organizzarsi con un rimessaggio (per esempio) per scaricare il battello  e lasciarlo in custodia per il tempo necessario al check.
Quello che succederà nei prossimi due mesi è difficile da ipotizzare.
Certo, chi non desiderasse avere seccature di sorta potrebbe sempre prendere almeno due decisioni: la prima è quella di comprarsi un carrello nuovo (se quello posseduto  è soggetto a revisione), in modo da essere fuori dai giochi per almeno quattro anni, oppure per raggiungere la località marittima preferita affidare il proprio gommone a qualche trasportatore specializzato: costo approssimativo per un battello di sette metri attorno ai 700-1.000 euro! E’ chiaro che si tratta di opzioni estreme, soprattutto  la seconda, ma effettivamente la situazione è irritante.
In attesa di ricevere qualche indicazione precisa da parte del Ministero dei Trasporti non ci resta che certificare che, come al solito, in questo Paese la burocrazia si distingue per la totale approssimazione e la mancanza di indicazioni chiare per il cittadino.
Per cercare di non arrivare completamente impreparati alla scadenza, su questo numero trovate, a pagina 151, il nostro speciale chiamato «Il Trainometro» dedicato  a tutto ciò che c’è da sapere su auto (c’è la hit aggiornata di quelle che «tirano» di più), carrelli, revisioni, ganci, patenti, pesi, ingombri, eccetera.
Buona navigazione a tutti!