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L’Editoriale

Con l’annullamento del 48° Nauticsud di Napoli, in programma a febbraio, e del «cugino» «Navigare» presso il Circolo Posillipo (sempre nel Capoluogo campano) si è inesorabilmente allungata la lista di fiere ed eventi nautici cancellati a causa del perdurare della crisi pandemica per il Coronavirus. Un vero e proprio stillicidio iniziato – limitandosi al nostro settore – a settembre 2020 con il Cannes Yachting Festival e proseguito per tutto l’inverno con altri importanti boat show, come quelli di Barcellona, Amsterdam, Parigi, Düsseldorf e Miami, senza ovviamente contare le tante manifestazioni minori che pure, a livello locale, hanno il loro peso.

A salvarsi da questo naufragio sono stati solo l’Interboot di Friedrichshafen a settembre (sul Lago di Costanza, in Germania) e il «nostro» Salone Nautico (a ottobre) che, pur tra mille restrizioni e timori, si è svolto regolarmente e con una certa soddisfazione da parte di pubblico ed espositori. Di fatto, dallo scorso 6 ottobre – cioè da quando ha chiuso i battenti il 60° Salone di Genova – vedere una barca o un gommone è diventata un’impresa. E non solo perché non si sono più tenute le fiere, ma anche perché i concessionari ne sono rimasti pressoché sguarniti a causa del boom delle vendite registrate da giugno a dicembre 2020.

Non va, inoltre, dimenticato che nei mesi passati spostarsi da una regione all’altra, magari nel week-end, per andare a vedere un gommone presso un dealer o in un Marina non sempre è stato possibile: figuriamoci metterlo in acqua per fare un test! Insomma, in un anno in cui il settore è «in planata» grazie al rapporto «nautica = distanziamento sociale», la produzione 2021 di barche e gommoni è già praticamente esaurita e i motori fuoribordo sono diventati introvabili (ne parliamo diffusamente su questo stesso numero a pag. 9), ecco che uno uno dei problemi che la piccola nautica si trascina ormai da molto tempo, vale a dire la visibilità, ritorna alla ribalta.

Come si può fare per vedere «dal vivo» un gommone? Ardua è la risposta. I concessionari hanno smesso di fare stock già da parecchio, i prodotti sono sempre più personalizzati (difficile trovarne due uguali!), i cantieri lavorano praticamente sul venduto e, quindi, non appena terminano la costruzione del battello questo viene «impacchettato» e spedito e le fiere, come abbiamo già detto, sono capitolate più o meno tutte. In altri settori, come nella moda o nell’auto, sono state rimpiazzate da eventi «virtuali» che, tuttavia, sono risultati poco fruibili da una certa parte della clientela, quella – per intenderci – con qualche capello bianco, che spesso ha scarsa dimestichezza con i device elettronici. E poi, specialmente per noi italiani, «toccare con mano» un bene prima di acquistarlo resta imprescindibile.

Non è abitudine de «Il Gommone» autocelebrarsi, ma non possiamo esimerci dal registrare il boom di richieste ricevute in redazione negli ultimi dodici mesi per ricevere fascicoli arretrati o le prove dei gommoni in formato «Pdf» pubblicate negli anni dalla rivista, a dimostrazione non solo dell’utilità del servizio (qualcuno ci ha definito la «memoria storica» della gommonautica nazionale), ma anche del fatto che è sempre più complicato vedere il battello che ci interessa. E’ difficile ritrovare un dépliant informativo o un catalogo (specialmente se si riferiscono a un gommone costruito tanto tempo fa) e gli stessi Cantieri ormai non li stampano quasi più.

La pandemia ci ha – giocoforza – costretti a isolarci e Internet ci ha fortunatamente permesso di rimanere connessi gli uni agli altri, ma non di farci emozionare. Vedere una bella spiaggia in fotografia non è la stessa cosa che viverla di persona, osservare uno chef che racconta un prelibato piatto gourmet non dà la medesima sensazione di assaggiarlo, salutarci con il gomito non è come stringersi la mano. Insomma, tutto si può fare e accettare (specie ai tempi del Coronavirus), ma noi speriamo di tornare al più presto alla «normalità».

Buona navigazione a tutti!

 

 

 

 

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