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L’Editoriale

Come ogni anno a dicembre si tirano le somme della stagione appena trascorsa e si prova a immaginare quali saranno i trend e i gusti del mercato per l’anno successivo. Certamente è più facile raccontare ciò che ci siamo lasciati alle spalle, mentre appare quanto mai difficile azzardare una previsione per il 2020, ma proviamo a fare qualche ragionamento. Il mercato nautico italiano archivia il 2019 con il segno positivo. Per la cronaca, si tratta del quinto anno consecutivo di crescita. L’Italia e la sua industria possono, quindi, nuovamente alzare la testa e provare ad allungare il passo sui Paesi europei nauticamente più evoluti. Il banco di prova lo avremo nei prossimi mesi, con gli ormai imminenti saloni di Parigi e Düsseldorf (a metà gennaio) che ci daranno la misura di quanto i nostri imprenditori sapranno (o potranno fare) fuori dai confini nazionali. Gli operatori del settore dei gommoni, vanto dell’industria nautica italiana, sono più agguerriti che mai, pronti a sfornare una tale quantità di modelli da far girare la testa. E’ consuetudine che gli stranieri apprezzino il prodotto «made in Italy», ancora di più quando si tratta di un battello pneumatico. Ma c’è un limite alla potenziale espansione dei marchi nostrani ed è quello di non essere ancora riusciti a fare «massa critica», trovando una comune strategia tra le aziende del settore per incrementare le sinergie, ridurre i costi e aumentare le opportunità commerciali, soprattutto in quei Paesi lontani (come gli States) dove – tranne qualche eccezione – tutti i costruttori di rib faticano ancora a trovare una collocazione stabile. Conquistare nuovi mercati in altri continenti richiede notevoli sforzi economici (e non solo) che se affrontati da soli risulterebbero troppo onerosi. E così, nonostante gli italiani siano i più bravi del mondo a costruire gommoni, i più grandi produttori del Pianeta non risiedono in Italia. Come mai? Ecco, diciamo che se volessimo esprimere un piccolo desiderio per il 2020, vorremmo che finalmente anche nel nostro comparto prendesse forma qualcosa in grado di competere a livello internazionale con le aziende americane o francesi, che questa strategia l’hanno adottata da tempo e la stanno perseguendo in ogni dove. Il nostro «nanismo» (cioè l’incapacità di diventare grandi) potrebbe far gola a qualche pesce grosso… E allora sarebbero davvero guai! Buona navigazione a tutti e auguri di buon Natale e felice anno nuovo! Noi ci rivediamo in edicola, come di consueto, alla fine di gennaio!

 

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