La caduta di un uomo in mare è un’evenienza più frequente di quanto si possa immaginare e può avere conseguenze anche drammatiche.
Pertanto la tecnologia si è spinta nella direzione di trovare delle soluzioni che limitino i rischi connessi alle operazioni di recupero.
Tra le ultime proposte del mercato, segnaliamo questi «braccialetti» Sea-Tags, proposti dall’omonima azienda francese, funzionano soltanto nel raggio di 100 metri, comunicando al tablet o al telefono con cui sono collegati che c’è un uomo in mare (MOB).
In pratica, vengono emessi dei segnali costanti (tags) che si interrompono nel caso il dispositivo entri in contatto con l’acqua: in tal modo, il comandante può ritornare sui suoi passi a recuperare il naufrago, perché sullo strumento prescelto viene memorizzata la rotta relativa al punto in cui il Sea-Tags ha smesso di comunicare.
A uno stesso device possono essere accoppiati più braccialetti (uno per ciascun componente l’equipaggio). Non è richiesto l’accesso alla rete GSM, a meno che si navighi in solitaria, caso in cui ci si deve necessariamente appoggiare al network mobile per utilizzare l’applicazione.
Nella modalità «equipaggio», invece, i dispositivi sono collegati via Bluetooth e l’allarme scatta se uno si disconnette.
L’accessorio, che funziona tramite App, è dotato di una batteria accreditata di un’autonomia di 600 ore; pesa soltanto 13 grammi, costa 89 euro e si acquista on-line sul sito del costruttore.
























