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In cinque anni oltre 8.500 pneumatici tolti dai nostri mari

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Si è conclusa lunedì scorso all’Asinara l’iniziativa «PFU Zero sulle coste italiane», il progetto di raccolta straordinaria di pneumatici fuori uso (PFU) abbandonati sulle coste italiane che fa capo a EcoTyre, il Consorzio che a livello nazionale si occupa della corretta gestione degli PFU, e all’Associazione Marevivo, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e di Federparchi-Europarc Italia e in collaborazione con la Guardia Costiera.

In cinque anni, sono stati effettuati quaranta interventi per rimuovere gli pneumatici fuori uso (PFU) dai fondali e dai litorali delle isole minori e delle coste italiane.

Sono oltre 8.500 le gomme portate a riva dai sub e avviate al recupero dopo essere state sommerse per anni.

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Era abitudine comune, infatti, utilizzare i copertoni come parabordi su barche e moli per poi gettarli in mare, dopo anni di incuria e usura. Solo quest’anno gli interventi sono stati sei, tutti in acque portuali.

Complessivamente sono stati avviati al riciclo circa 3.200 kg di pneumatici: a Messina (600 kg), a Trani (400 kg), a Gaeta (1.500 kg), a Marina di Ravenna (record, una sola gomma), a Porto Venere (600 kg) e ad Asinara (circa 100 kg).

Una volta raccolti, gli PFU sono condotti dai mezzi del Consorzio EcoTyre agli impianti di trattamento per essere correttamente gestiti.

Sono, infatti, una tipologia di rifiuto cosiddetta «permanente»: se lasciata in natura e in mare, necessita di centinaia di anni per degradarsi completamente.

Gli PFU, invece, sono un prodotto completamente riciclabile perché composti da acciaio, fibre tessili e gomma, che una volta triturata può dar vita a pavimentazioni antiurto – come quelle delle piste di atletica o dei parchi gioco dei bambini – asfalti ad alta aderenza o centinaia di altri prodotti green.

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