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Fuoribordo: perché l’alternatore può fare la differenza

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C’è chi resta senza benzina e chi senza energia elettrica. Con una differenza però. I diportisti che dimenticano di fare il pieno rischiano di trovarsi fermi in mezzo al mare, mentre quelli che si ritrovano con gli accumulatori scarichi non salpano proprio.

Fra le due situazioni la seconda è sicuramente meno pericolosa della prima, ma non è meno scocciante e, se si innesca dopo una sosta in qualche caletta riparata e poco battuta dagli altri diportisti, può anche dare origine a problemi rilevanti.

Per «far fuori» una batteria d’altra parte non ci vuole molto. Basta mettersi alla fonda e dimenticare il frigorifero acceso per esempio, ma raggiunge benissimo lo scopo anche chi insiste troppo col verricello per tentare di sbrigliare un ombrello incattivito.

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Pochi minuti di utilizzo intenso quindi e anche l’accumulatore più moderno e carico esala gli ultimi, a dimostrazione che la batteria altri non è se non un serbatoio di energia elettrica che, come tutti i serbatoi, si svuota se i prelievi superano le immissioni.

I prelievi nel caso specifico sono quelli effettuati dalle utenze elettriche di bordo, mentre alle immissioni provvede quella che di solito è l’unica sorgente di energia di bordo: l’alternatore. Più che giustificati a questo punto l’invito a calcolare bene i consumi elettrici se si pensa che questi possano essere impegnativi e l’obbligo di informarsi circa la capacità dell’alternatore prima di lanciarsi nell’acquisto di un nuovo motore.

Per verificare se l’alternatore di bordo è all’altezza della situazione basta contare quanta potenza elettrica è impegnata dalle diverse utenze di bordo nel caso queste siano tutte in azione contemporaneamente. Ciò significa che si deve stilare un elenco delle utenze stesse, in pratica di tutte le apparecchiature che funzionano elettricamente, scrivendo di fianco a ciascuna la potenza impegnata.

Quest’ultima, espressa in watt, è sempre scritta su ogni apparecchiatura e nel computo vanno inserite anche le utenze interne del motore, in particolare gli assorbimenti delle pompe di alimentazione e delle centraline elettroniche con annessi e connessi.

Sommando fra loro le singole potenze assorbite e aggiungendo al risultato un dieci per cento di possibili dissipazioni si otterrà la potenza massima di cui si potrebbe aver bisogno. Tale potenza deve essere inferiore al novanta per cento di quella erogabile dall’alternatore. Occhio! Può darsi che la capacità dell’alternatore sia espressa in ampere anziché in watt. Nessun problema. Basta moltiplicare gli ampere per dodici, il voltaggio della corrente elettrica di bordo, per risalire ai watt.

Nel caso si scopra che l’alternatore «non ce la fa» e non si vuole cambiare motore si può rifare il calcolo separando le utenze occasionali da quelle fisse. Il verricello elettrico o il frigorifero, per esempio, possono essere considerati assorbimenti occasionali.

Se l’alternatore riesce ad alimentare le utenze fisse si può salpare tranquilli, ferma restando la necessità di spegnere le apparecchiature più affamate di corrente quando si usano le utenze occasionali. Prima di salpare l’ancora quindi sarà meglio spegnere frigorifero e impianto stereo.

Se anche facendo i conti in questa maniera l’alternatore non copre il fabbisogno vuol dire che si deve cambiare motore. O stile di vita. Che forse è meglio.

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