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Fuoribordo: l’avviamento, una sfida (un tempo) «muscolosa»

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Oggi è facile, lo sanno fare tutti: pompatina a mano per innescare il carburante, benzina pura perché sono ormai tutti 4 tempi, pomello dell’aria (se non è automatico) giratina di chiave e «sput-sput», eccolo partito.

Semplice e immediato: e se non parte alla seconda, c’è anche chi s’incazza! Una volta le cose andavano diversamente..

Dato che erano tutti motori a 2 tempi, per prima cosa bisognava partire dalla miscela: dal 2 al 4% in generale, e bisognava essere contenti, ma qualche volta anche al 5%. E se sbagliavi la dose in meno, grippavi senza misericordia, mentre se abbondavi o non partivi più e dovevi cambiare le candele imbrattate, oppure andavi avanti tra nuvole di fumo bianco, lasciando una larga scia iridescente di olio e benzina incombusti.

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Mettiamo che aveste imparato a far la miscela: dopo aver ben agitato il serbatoio, pompatina con la manopola sul tubo, aria tirata se il motore era freddo, e poi via, una rapida sequela di colpi alla corda d’avvolgimento, fino al sospirato «broom» che segnava – qualche volta – la fine dell’incubo.

Perché qualche volta il broom non ci pensava nemmeno a scaturire e c’erano solo i caratteristici «sputacchi», presto seguiti dal puzzo di benzina che voleva dire ingolfato.

A quel punto c’erano tre opzioni e cioè mettersi a piangere, mollare tutto e tornare a casa oppure partire con la procedura d’emergenza: via il tubo del carburante, aria tutta tirata, una forsennata serie di strappi per svuotare il carburatore e se il motore partiva bene, altrimenti si ricominciava con il tubo, eccetera.

Se dopo due o tre volte non era ancora partito, giù le candele, pulizia con straccio fino ad asciugarle, leggera passatina di carta vetrata sull’anodo, quindi riavvitamento e via alla procedura.

C’erano motori mediamente docili e altri ostici, tostissimi, cattivi come i più maligni dei folletti. Navigare con quei fuoribordo era un’avventura ogni volta.

Però c’erano anche alcuni vantaggi: non esisteva niente che non fosse smontabile e riparabile con un paio di pinze, un cacciavite, un cava-candele, un rotolo di filo di ferro e uno di nastro isolante.

Andavamo tutti per mare con la girante di ricambio, lo spillo di scorta per l’elica – non c’era il millerighe – e due candele nuove o rimesse a nuovo.

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