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Fuoribordo: che cos’è il rapporto di riduzione?

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Quando acquistiamo un motore guardiamo soprattutto alcuni dati tecnici, come la cubatura, il numero dei cilindri e il peso. Sono molti meno, invece, i gommonauti che prestano attenzione al rapporto di riduzione (o di trasmissione), una voce che influenza in maniera significativa sulle prestazioni del fuoribordo.

Il rapporto di riduzione (Gear Ratio) è il rapporto tra la velocità dell’albero motore in ingresso e quello di uscita, a cui è collegata l’elica.

Per fare un esempio, se il regime massimo del motore è 6.000 giri/min e l’elica gira a 3.000 giri/min, il Gear Ratio è 6.000:3.000=2. Si usa quindi comunemente definire il rapporto come 2,00:1. Da qui si deduce che la velocità di rotazione dell’elica è data dal rapporto tra numero di giri del motore e riduzione.

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Sempre riferendosi all’esempio precedente, si ha 6.000:2,00 = 3.000 giri. Se il rapporto di riduzione fosse 1:85:1, l’elica girerebbe a 3.243 giri, se il Gear Ratio fosse 2,5:1 girerebbe a 2.400 giri.

Per convenzione il rapporto di 2:1 fa da spartiacque tra valori di riduzione inferiori, detti «lunghi», che di solito arrivano a 1,75:1 (sui fuoribordo racing e sul mastodontico Seven Marine si spingono oltre, ma quest’ultimo ha la possibilità di utilizzare diversi «Gear Ratio»), e rapporti «corti», che di norma arrivano un po’ oltre 2.5:1 (il valore più elevato si può trovare nell’Evinrude E-Tec 40 bicilindrico da 864 cc, che raggiunge addirittura 2.9:1).

Per realizzare in pratica questo rapporto, come detto, si utilizza una coppia di ingranaggi conici per cui non è possibile eccedere con la riduzione, poiché il sistema (la riduzione è anche funzione del rapporto dei diametri degli ingranaggi) avrebbe un ingombro eccessivo per essere contenuto nel piede e assicurare una buona idrodinamicità.

Per ovviare a questo aspetto, certi costruttori che preferiscono utilizzare elevati «Gear Ratio» (per esempio Suzuki), utilizzando due riduzioni, una direttamente a valle del motore e l’altra sul piede, permettendo di contenere gli ingombri dell’ogiva.

Se volete leggere l’artcolo completo, pubblicato sul fascicolo n. 370 – Luglio 2018 – potete richiedere il PDF cliccando qui.

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