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Croazia: è stata l’ultima estate «senza targa» per i natanti italiani?

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La notizia non è ancora ufficiale, nel senso che non c’è un decreto governativo. Ma si rincorrono da più parti, in Croazia e in Italia, le voci circa l’obbligatorietà dell’immatricolazione anche per i natanti che navigheranno nelle acque di quel Paese a partire dal 2024.

Durante l’estate i guardiacoste croati hanno informato i diportisti che dal prossimo anno quelli che l’italia chiama «natanti» non saranno più accettati, perché al di là dell’Adriatico qualsiasi guscio di noce lungo più di 2,5 metri, mosso da un motore da più di 5 kW, deve obbligatoriamente essere registrato.

Le Autorità Marittime croate, da noi interpellate, non ci hanno confermato alcunché, mentre per l’Ente nazionale del Turimo nulla è cambiato, tranne il fatto che, appunto, in Croazia ora c’è l’euro, non serve più far dogana in Capitaneria e gli unici documenti richiesti (oltre alla patente nautica e al pagamento della tassa di circolazione, ex «vignetta») sono il libretto del motore, l’assicurazione e la dichiarazione di conformità del gommone.

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Se le voci suddette venissero confermate i croati seguirebbero il medesimo iter dei loro vicini sloveni che «tollerano» il transito dei nostri natanti non registrati nelle loro acque territoriali, ma non l’attracco alle loro coste.

Per sbarcare in Slovenia, arrivando a bordo di un gommone privato, non immatricolato, bisogna dimostrare di avere «una bandiera», pena l’allontanamento immediato e magari pure una multa.

Già oggi in entrambi i Paesi dell’Adriatico orientale serve la patente nautica (in Croazia danno la possibilità di conseguirla con un breve corso in loco, ma poi il documento non è valido da noi!) e ora si uniformano anche sul fronte della registrazione obbligatoria. Che sarebbe richiesta anche in Francia, lo ricordiamo, ma grazie a un accordo intergovernativo, i natanti ne sono dispensati.

La soluzione al problema della targa c’è, ovviamente. O si sceglie di immatricolare il battello in Italia, prendendo quindi la bandiera italiana, oppure di adottare quella di un altro Paese dell’Unione Europea, come per esempio quella slovena o polacca. L’intera procedura di registrazione si effettua da remoto inviando i documenti richiesti: il costo dell’intera operazione si aggira intorno agli 800 euro e non è prevista alcuna scadenza.

Se volete saperne di più potete richiedere il PDF dell’articolo pubblicato sul numero di settembre n. 421 (ora in edicola o disponibile anche in edizione digitale) cliccando qui.

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