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Carena e tubolari puliti senza antivegetativa? Si può fare!

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Il primo problema che deve affrontare un gommonauta e che non si pone per qualsiasi altro tipo d’imbarcazione, è che il battello pneumatico dev’essere protetto sia nella sua parte di vetroresina, sia in quella assai più delicata di tessuto gommato, almeno fino alla linea di galleggiamento in assetto di sosta all’ormeggio.

Con i moderni maxi-rib, che hanno dislocamenti relativamente elevati, la necessità di difendere la carena dal «lippo» è accentuata dalla notevole estensione della superficie bagnata, sia per quanto riguarda la vetroresina sia per i settori centrali e poppieri dei tubolari che toccano l’acqua.

C’è anche da considerare che più grande e pesante è il gommone, più è destinato – almeno si spera – a rimanere in acqua a lungo: qualche volta anche per intere stagioni nautiche, visto che il suo trasporto è tutt’altro che agevole e il varo e l’alaggio comportano la dipendenza da potenti gru di banchina, che costano care e richiedono la sudditanza ad orari, prenotazioni, eccetera.

Se consideriamo che basta una settimana di fermo all’ormeggio in acque temperate anche solo primaverili per trasformare l’opera viva in una grattugia – provate a passarci una mano e capirete – è facile capire l’importanza che ha una buona protezione dal «lippo» (o fouling, per usare un termine ormai universale mediato dalla lingua inglese) più il gommone è grande e più sta in acqua fermo.

COME PULIRE LA CARENA
La migliore antivegetativa in assoluto, per chi può permetterselo, è…l’olio di gomiti. Ovvero, una bella e frequente pulizia dell’opera viva vergine, cioè senza antivegetativa, fatta totalmente a mano, con tanto di spazzola di saggina, tela vetrata finissima da carrozziere, una spatola di legno o di plastica di quelle che si usano d’inverno per togliere il ghiaccio dai parabrezza delle auto, e tanta fatica e buona volontà.

Il modo migliore di procedere è portare il gommone su una caletta, con fondale di sabbia e acqua trasparente, dove si riesca a stare in piedi con l’acqua all’altezza della vita. Occorrono la maschera e gli accessori già detti: spazzola, tela vetrata sottile da carrozziere, spatola e tanta buona volontà.

La parte più facile è pulire il bagnasciuga, cioè la linea immediatamente sotto al galleggiamento, procedendo con il tenersi appesi a festoni tientibene o maniglie del gommone con la mano sinistra e lavorare con la destra.

La tela da carrozziere è la più efficace ma a volte per i denti di cane (cirripedi e conchigliette calcaree) occorre procedere prima con la spatola dura.

Constaterete con sorpresa che un lato del gommone ha sempre ben più incrostazioni e lippo dell’altro: ed è la parte che all’ormeggio rimane più esposta al sole. Più l’acqua del vostro ormeggio sarà pulita, più lippo crescerà. E analogamente, più ne sarà cresciuto più calda sarà stata l’acqua. In pratica, la carena si sporca più velocemente ad agosto che non a marzo; eccetera.

La parte più difficile da pulire a forza di braccia è ovviamente la carena tra i tubolari, dove ci si arriva solo immergendosi e trattenendo il fiato.

Per tutti gli altri, una sola alternativa: un «service» dotato di idropulitrice che in mezz’ora farà tutto il lavoro. Ma attenzione, anche un’idropulitrice, se usata male, può far danni.

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RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Il Gommone
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