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Brico elettrico: come si installa uno stacca-batteria

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La batteria è il cuore pulsante dell’impianto elettrico del nostro gommone. Gommoni sempre più «affami» di corrente consigliano l’adozione a bordo di un numero maggiore di accumulatori di energia oltre che di un fuoribordo dotato di un alternatore di elevata capacità di ricarica.

Come fare però a gestire le batterie in modo da ricaricare durante la navigazione solo una o tutte quelle presenti a bordo? Che cosa fare, inoltre, per preservare l’energia necessaria ad effettuare l’avviamento del motore se, accessori come il frigorifero o il verricello, ad esempio, rischiano di compromettere la nostra «autonomia elettrica»? Ma anche come disattivare l’impianto elettrico quando si lascia il gommone in porto a fine giornata o in rimessaggio o durante il periodo invernale?

E’ ovvio che anche se il motore è spento e gli apparati elettrici sono su tutti «off», ci può sempre essere una dispersione di corrente dovuta al fatto che i cavi di alimentazione restano collegati alle batterie, e di conseguenza il consumo di energia accumulata nelle stesse può dissiparsi nel tempo a nostra insaputa.

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Oppure potrebbe accadere che alcuni accessori collegati, come ad esempio una pompa di sentina autoadescante, entri in funzione per eliminare l’acqua entrata in sentina dopo un acquazzone o per un’infiltrazione in carena o dallo specchio di poppa. La pompa di sentina andrebbe a consumare energia che non verrebbe ricaricata.

Per eliminare il problema della dispersione di energia l’unica cosa da fare sarebbe quella di staccare del tutto i cavi dalle batterie ogni volta che si lascia il battello per un medio/lungo periodo ma, così facendo si eliminerebbe anche la possibilità che utili apparati come la pompa di sentina precedentemente citata entri in funzione evitando di trovarci con l’intero pozzetto allagato.

Ecco allora che entrano in gioco alcuni comodi apparati che permettono di supplire al distacco dei cavi. Si tratta degli staccabatterie e degli staccadeviabatterie. I primi, come il loro stesso nome lascia chiaramente trasparire, hanno il compito di «staccare» o «attivare» la corrente interrompendo o aprendo un circuito (un po’ come avviene nelle abitazioni con il pannello generale, il cosiddetto «salvavita») attraverso l’impiego di un’apposita chiavetta la cui forma può essere differente a seconda del modello impiegato.

I secondi, invece, sono un po’ più completi, aggiungendo alla funzione di staccare o attivare, anche quella di gestire il parco batterie loro collegato, consentendo di far funzionare o disattivare una, l’altra o le altre o tutte insieme, a seconda delle necessità. In questo modo, ad esempio, si potrà destinare una batteria solo ed esclusivamente al motore prevenendo black-out di avviamento, mentre i servizi di bordo potranno essere appoggiati ad un secondo accumulatore il cui circuito può essere separato, ma integrabile, con quello per il motore.

Ma questi accessori è immaginabile installarli a bordo anche in un momento successivo all’acquisto del gommone? E’ un intervento che richiede obbligatoriamente un allestitore specializzato? La risposta è si alla prima domanda, no per la seconda: quest’ultima, infatti, è un’operazione che con un po’ di manualità ed accortezza si può fare anche da soli, a meno che non si preveda di realizzare un impianto molto complicato che include almeno 3/4 batterie in simultanea o che si decida di dotare l’impianto di relè, un accessorio che aiuta a gestire l’impianto.

Vediamo, passo dopo passo, come si installa uno stacca-batterie.

1) Innanzitutto scegliamo un punto a bordo dove andare a posizionare lo staccabatterie o staccadeviabatterie. Anche per una questione di sicurezza si sconsiglia l’installazione a vista. Un po’ perché l’accessorio ha un suo ingombro che potrebbe entrare in contatto involontario con le gambe dell’equipaggio o degli ospiti, e un po’ perché da qui si attiva l’impianto elettrico e quindi anche per preservare il nostro gommone da «attenzioni indesiderate» è bene che sia ubicato in un posto chiuso. Il gavone di poppa, nel caso specifico, è l’ideale, anche perché è qui che quasi sempre sono ospitate le batterie cui l’impianto andrà collegato.

2) Lo staccabatterie è più piccolo di uno staccadeviabatterie anche se, in commercio ne esistono di vari tipi nonché forme. Quelli classici e semplici sono a chiave, altri invece hanno la chiave a forma di manopola. Cambia la loro durata nel tempo, la solidità dei contatti, la fattura in genere…. Lo staccadeviabatterie è invece più grande e può prevedere, come nel caso della foto, quattro funzioni base: 1 – 2 (selettore di quali o quale batterie/a far funzionare singolarmente) Off (circuito spento) e Both (tutte le batterie sono collegate in simultanea).

3) Il modello di staccadeviabatterie che abbiamo considerato ha una forma quadrata. Pertanto, scelto il punto dove andarlo a fissare, smontiamo la piastra posteriore togliendo le viti che lo bloccano e, posizionandola poi sulla vetroresina ove andrà installato l’accessorio, facendo uso di un trapano (a batterie o a corrente) andiamo a praticare dei fori in corrispondenza di quelli che sono già presenti sulla mascherina, facendo attenzione a non passare dall’altra parte. Nel contempo scopriamo le batterie aprendo le scatole antidetonazione che si consiglia di usare sempre, per una questione di sicurezza, e predisponiamo i cavi che creeranno il collegamento batterie/staccadeviabatterie. Volendo in commercio esistono già dei cavi precablati con tanto di morsetti nelle parti terminali. Altrimenti, con un po’ di attenzione e pazienza, si possono anche costruire.

4) A questo punto iniziamo i collegamenti. Scegliamo a priori quale batteria destinare come primaria e quale come secondaria. Cominciando quindi dalla prima batteria prendiamo il cavo positivo (quello contrassegnato con il colore rosso) e fissiamolo con gli appositi bulloni ed una chiave esagonale o inglese sul morsetto della batteria con polo «+» (è anche il più grande dei due poli), mentre quello nero (polo negativo) andrà fissato con lo stesso sistema sul polo contrassegnato dal segno (-).

5) Prendiamo ora l’altro lato del cavo positivo e portiamolo sullo staccadeviabatterie, destinandolo al polo contrassegnato con lo stesso numero corrispondente alla batteria. Può essere utile segnare con numeri e un pennarello indelebile i cavi e le batterie. E’ importante ovviamente collegare la batteria «1» al polo contrassegnato con il numero «1», la numero «2» al polo «2», onde evitare poi problemi di identificazione e connessione. Ripetiamo tutte le stesse operazioni fin qui attuate anche con la seconda batteria ed infine, sul polo centrale dello staccadeviabatterie, portiamo il cavo elettrico del motore e quelli dei principali servizi. Ora motore e servizi potranno essere serviti da una, l’altra o da entrambe le batterie in contemporanea. E’ inutile sottolineare che è opportuno stringere bene i bulloni sui morsetti delle batterie onde evitare che in navigazione si scolleghino mandando in black out l’impianto.

6) Fatto ciò si potrà procedere con la chiusura della scatola dello staccadeviabatterie e fissare lo stesso al gommone, usando viti Parker in acciaio la cui lunghezza deve essere a priori verificata, evitando di passare all’esterno, un errore che comprometterebbe l’estetica del gommone in primis, ma anche la sicurezza delle gambe dei passeggeri. A lavoro ultimato lo staccadeviabatterie sarà anche bello a vedersi.

7) Ora non resta che richiudere le batterie isolandole dentro le loro debite scatole antidetonazione. Si poggerà sopra il coperchio e si stringerà lo stesso con le apposite cinghie che vengono fornite in dotazione, alle quali spetta il compito di evitarne l’apertura accidentale.

8) Se invece si vogliono gestire più batterie in modo intelligente si può acquistare ed inserire nell’impianto un relè, un «combinatore di batterie» che si occupa di controllare (tramite microprocessore ed un sistema di controllo del voltaggio in crescita o in diminuzione) lo stato di carica delle stesse e dare automaticamente, in caso di necessità, priorità all’avviamento del motore. Quando il combinatore rileva che la batteria di avviamento è carica al punto giusto, collega in parallelo anche le altre batterie, altrimenti no. Il combinatore può anche essere attivato manualmente attraverso un pulsante o un interruttore che può entrare in gioco in caso di emergenza, ad esempio quando la batteria di avviamento è totalmente scarica o si è danneggiata.

Cosa vi serve?
– 1 trapano (elettrico o a batteria)
– 1 punta per trapano di diametro 5 o 6
– 4 viti Parker in acciaio di lunghezza adeguata
– 2 cavi per connessioni batterie/staccadevia inclusivi di morsetti terminali
– 1 chiave inglese o esagonale per il serraggio dei bulloni
– 1 cacciavite a taglio o a croce a seconda di come siano le teste delle viti
– 1 torcia per lavorare dentro il gavone anche in condizioni carenti di luce

Tempo occorrente: da 45 minuti a 1 ora e 15 minuti a seconda della manualità e se si dispone o meno di cavi già pronti.

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