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Brico: come ti «raddrizzo» la pinna del fuoribordo

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Anche mari cristallini possono celare insidie non sempre visibili e prevedibili per il nostro gommone, o meglio, per il fuoribordo che lo equipaggia.

Quando ci si avvicina ad esempio troppo ad una battigia, anche se a motore spento, si deve mettere in preventivo una «raschiata» del piede del motore sul fondale, che può essere sabbioso (sempre ed in ogni caso abrasivo) o, ancor peggio, ghiaioso o roccioso.

Ma questa non è l’unica insidia per il nostro motore in navigazione. C’è, infatti, sempre il rischio di urtare quando meno ci si aspetta, anche in velocità, contro uno scoglio semisommerso o dei corpi galleggianti.

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Nel primo caso il danno potrà essere soltanto estetico; nel secondo, viceversa, il rischio di danni seri aumenta, ed oltre a pregiudicare la sicurezza dell’equipaggio (basti pensare alle conseguenze di un piede tranciato di netto), può procurare danni al motore che, se trascurati, con il tempo aumentano di gravità coinvolgendo anche altri componenti.

Ad esempio, un colpo secco al piede potrebbe causare la stortura dell’alberino dell’elica con conseguente rotazione irregolare dell’elica stessa e danneggiamento interno di paraoli, con trafilamento d’acqua in punti che potrebbero sancire a breve il coma del nostro propulsore. Oppure la pinna direzionale storta potrebbe causare una non corretta navigazione del nostro mezzo nautico.

Ebbene, ma se ci accade una cosa del genere e dopo aver preso il «colpo» ci accorgiamo che la pinna del piede del nostro motore è storta, come si può correre ai ripari?

Innanzitutto la prima cosa da fare è valutare l’entità del danno. Se il piede presenta crepe evidenti o rotture di una certa entità sarà bene ricorrere alle cure di uno specialista (la soluzione più affidabile è l’officina autorizzata della marca del fuoribordo). Se invece si tratta solo della stortura della pinna, allora ci potremmo avventurare di una riparazione «fai da te». Occorre solo un po’ di manualità e qualche attrezzo.

Vediamo, passo dopo passo, come agire.

1) Dopo esserci procurati gli attrezzi che ci serviranno (vedere la lista riportata al fondo), dovremo «svuotare» il piede dall’olio. Per farlo bisogna innanzitutto scollegare il piede dal gambale, operazione che prevede l’impiego di una chiave esagonale con la quale andremo ad aprire i bulloni che fissano tra loro i due componenti. Dopodiché il piede andrà estratto dalla sua sede sganciando anche il leveraggio del cambio. A questo punto, dopo aver svuotato l’olio contenuto nella scatola del piede, useremo una chiave dentata per aprire la ghiera che fissa gli ingranaggi. Questi si potranno poi smontare a mano e, infine, il dado che blocca il pignone interno, dovrà essere aperto con una chiave da 19”.

2) Lo step successivo prevede il fissaggio del piede svuotato su di una morsa stabile, capace di bloccare saldamente l’ingombrante ed anche pesante pezzo. Non è una cattiva idea farsi aiutare da qualcuno in grado di tenere ferma la parte superiore del piede quando si andrà a lavorare poi in modo energico. Per non rovinare ulteriormente la parte di motore da sistemare, sarà opportuno inserire tra la morsa e il metallo qualche cosa di morbido, anche uno straccio di un certo spessore

3) Il metallo se bruscamente trattato è soggetto a rotture. L’unico modo per evitare che si rompa è scaldarlo, portandolo ad una temperatura tale che diventi più modellabile. Per farlo, se non si può contare sulla presenza di una saldatrice vera e propria, si potrà impiegare un cannello montato sulle classiche bombolette di gas butano, le cosiddette «lampade per saldare». Un accessorio reperibile in una buona ferramenta o nei grandi centri di bricolage.

4) Quando la fiamma è pronta, regoliamo il flusso attraverso l’apposita valvola fino a che la vampata sarà fine e concentrata, capace cioè di produrre il maggior calore in un determinato punto. Quindi iniziamo a scaldare un’area più grande di quella dove è avvenuta la piegatura della pinna, e per farlo muoveremo avanti e indietro la fiamma senza trattenersi troppo su un unico punto. In questo modo otterremo una «scaldata» uniforme. E’ importante, inoltre, usare la fiamma su entrambi i lati della pinna, e ciò per ottenere alla fine una maggior duttilità del metallo.

5) Ora è il momento di intervenire con forza e decisione sul pezzo da raddrizzare. Prendiamo un solido pezzo di ferro, anche se per maneggevolezza e praticità di reperibilità e brandeggio va benissimo una mazzetta da muratore, e posizioniamola sul lato storto della pinna, facendo in modo che la mazzetta stessa combaci bene con la parte piegata. Con l’altra mano, o facendoci aiutare da un’altra persona, sempre ammesso che questa non sia già stata occupata a tenere fermo il piede sulla morsa, muniamoci di un martello dalla testa media. Con quest’ultimo si comincerà a battere sul lato opposto della pinna piegata in modo che, dall’altra parte, la mazzetta riporti con effetto riflesso il metallo nella posizione diritta. Ricordiamo che il metallo va lavorato finché è caldo, dopo il rischio di rottura è elevato.

6) Quando la pinna torna in posizione corretta, riscaldiamo nuovamente tutta l’area e diamo qualche colpo di finitura con martello e mazzetta, questa volta su entrambi i lati, cercando di ottenere la miglior linearità del pezzo. A questo punto lasciamo raffreddare il tutto, ma non facciamoci tentare, per risparmiare tempo, dal bagnare il ferro caldo.

7) Ora è il momento del rimontaggio degli ingranaggi, un’operazione che ci permetterà, tra l’altro, di dare un’occhiata ed eventualmente sostituire la girante di raffreddamento, mentre sarà in ogni caso necessario sostituire i paraoli distribuiti sull’albero di trasmissione e su quello degli ingranaggi. Detti gommini, una volta tolti, è sempre bene sostituirli non dando più garanzia assoluta di tenuta ermetica. Rimontiamo, quindi, gli ingranaggi in senso inverso al loro smontaggio, il piede al gambale facendo attenzione ad agganciare correttamente l’alberino del cambio, e provvediamo a riempire il piede dell’olio che tiene immersi gli ingranaggi. Quest’operazione deve essere fatta mantenendo inizialmente aperte le due viti/valvole (superiore ed inferiore) e cominciando a pompare l’olio dal foro più in basso. Quando l’olio fuoriesce dalla parte superiore, il foro va chiuso e si da’ un’ultima pompata nella parte inferiore per garanzia di un riempimento totale.

8) Tecnicamente ora è tutto a posto, come estetica forse no! Bene, visto che anche l’occhio vuole la sua parte, ma non solo, e visto che tecnicamente il metallo va protetto dalla corrosione, finiamo l’opera con la verniciatura, che prevedrà la carteggiatura totale delle parti danneggiate, perlomeno dei primi strati di vernice, e l’apposizione in primis di un aggrappante (fondo), che garantirà una miglior tenuta della vernice successivamente applicata. Quando questo sarà asciugato spruzziamo la vernice – disponibile in apposite bombolette commercializzate dalla Casa di motori – facendo attenzione a non far colare la vernice o, se ciò accadesse, asportandola rapidamente prima che asciughi. La verniciatura può prevedere almeno un paio di cicli prima di ottenere il risultato che più ci aggrada ed alla fine è opportuno passare un trasparente che, oltre a dare brillantezza alla vernice, stende un ulteriore velo protettivo contro la salsedine. Lasciamo asciugare bene e il fuoribordo è pronto!

Cosa vi serve?
– 1 chiave esagonale n. 12/14” per sbloccare il piede dal gambale
– 1 pinza a pappagallo
– 1 chiave dentata per ghiera
– 1 chiave esagonale da 19”
– 1 un cannello con bomboletta di gas
– 1 martello (mazzetta)
– 1 martello tradizionale
– 1 grasso marino
– 1 olio per gli ingranaggi del cambio
– 1 aggrappante per vernici (fondo)
– 1 o 2 bombolette di colore

Tempo occorrente: 40/60 minuti per le operazioni di smontaggio del piede dal gambale e relativi ingranaggi interni, 15 minuti per il raddrizzamento, 1 ora per stesura dell’aggrappante e della verniciatura da svolgere in due/tre tempi.

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