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Borsa di plastica nell’elica? Brutta faccenda… ecco cosa fare!

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Dovevano essere eliminati completamente dalla circolazione già da parecchi anni, invece ogni estate ne vediamo galleggiare a migliaia in mare (ma anche sui laghi e nei fiumi!).

Oltre ad inquinare le acque – per smaltire un sacchetto di plastica ci vogliono da dieci a vent’anni! – rappresentano un serio pericolo per i nostri motori.

Nonostante i progressi tecnici compiuti dai fuoribordo nell’ultimo decennio l’improvviso «incontro» con una famigerata busta di plastica rimane una «situazione a rischio».

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Com’è noto, durante la navigazione, i sacchetti che galleggiano in superficie diventano facile preda per i piedi dei fuoribordo e vi restano avvinghiati impedendo all’acqua di entrare nelle prese.

Per accorgersi immediatamente della presenza di un corpo estraneo intorno al piede, bisogna fare attenzione alle variazioni di regime del propulsore o di resa dell’elica o, più chiaramente, ad improvvise cavitazioni, tutti fenomeni provocati dalla turbolenza generata dal sacchetto; in questi casi occorre arrestarsi immediatamente e controllare il piede.

Queste situazioni ci avvisano di una probabile ostruzione sulle prese (e di un conseguente surriscaldamento del motore per insufficienza di acqua), ancora prima della spia della temperatura.

Quando una presa d’acqua si ottura o diminuisce la sua efficacia, la ridotta circolazione del liquido di raffreddamento causa un surriscaldamento del motore, soprattutto nel caso che questo sia impiegato sotto sforzo o ad alto regime.

Tutti i motori di recente progettazione sono dotati di sensori in grado di segnalare l’anomalia e di modificare automaticamente il funzionamento del motore, ad esempio riducendo il numero di giri e attivando allarmi sonori e spie luminose, fino a quando la temperatura non rientra tra i valori normali.

Anche queste protezioni, tuttavia, possono non rivelarsi sempre sufficienti. Il loro intervento presenta un’isteresi, cioè un ritardo dovuto al tempo necessario per rivelare l’eccesso di temperatura.

La presenza nel circuito di raffreddamento di aria mista ad acqua o addirittura l’assenza quasi totale di acqua sono, ad esempio, due cause che ritardano l’intervento del sensore o che possono metterne in crisi il funzionamento, non consentendogli di indicare le temperature effettivamente raggiunte in quel momento dal gruppo termico.

Nelle camere di scoppio possono così verificarsi picchi di temperatura che, anche se non producono danni immediati, causano una deformazione dei materiali che nel tempo darà origine a fenomeni di usura superiori al normale, con conseguente riduzione della durata del motore.

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RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Il Gommone
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