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Black-out in alto al mare: come contrastare la deriva

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Cominciamo con il dire che un gommone fermo in mezzo al mare non è affatto fermo. Sente ogni sussurro di vento, segue ogni filo di corrente: insomma, si sposta con una velocità che può sembrarvi incredibile.

Secondo le tabelle stilate dalla Guardia Costiera, con un vento che non supera i 10 nodi il nostro battello deriverà a una velocità media che potrà raggiungere i 3/4 nodi a seconda della superficie esposta: ricordando che anche le persone in piedi o sedute sui tubolari fanno «vela», come il tendalino, un grande parabrezza, il roll-bar, il T-Top, eccetera.

Il gommonauta sea-worthy (gli inglesi definiscono così chi è veramente preparato come marinaio) cercherà di ridurre lo scarroccio se quest’ultimo non avviene verso una costa raggiungibile e popolata, dove sarà più facile essere avvistati. In ogni caso, allontanarsi dalla rotta prefissata può creare difficoltà a chi fosse venuto a cercarvi.

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Ricordatevi che derivare a 3 nodi significa allontanarsi dalla rotta di 30 miglia in una giornata: con il raggio delle ricerca che aumenta in progressione geometrica, nonostante la Guardia Costiera tenga conto anch’essa della direzione del vento e della probabile vostra deriva.

Scarrocciare il meno possibile, comunque, aiuta. Per ridurre la deriva, lo strumento ideale è l’ancora galleggiante, ma sono molti i gommonauti a non averla.

Si può ovviare filando in mare un paio di secchi sulla stessa cima (ma intervallati di qualche metro) avendo l’accortezza di rinforzare con qualche cimetta i manici (che nei secchi di plastica mollano subito) e forandone il fondo con un coltello in modo da praticarvi un buco largo circa 4 dita.

Anche una o più taniche di plastica, riempite d’acqua di mare e filate con una cima, fanno da ancora galleggiante. Non ne avete? Le bottiglie di plastica che avete svuotate dell’acqua da bere, riempite d’acqua di mare e chiuse in una sacca, o una retina, o in un paio di pantaloni da cerata e il tutto ben legato perché non si sciolga sotto trazione, possono diventare anch’esse un’ancora galleggiante di discreta efficacia.

Ovviamente ci sono le ancore di bordo: prima di filarle a mare, avvolgetele in stracci, vestiti superflui, cerate, cime e legatevi anche un paio di parabordi: che non le terranno a galla, ma aiuteranno a far resistenza sott’acqua. Insomma, meno si deriva (con le dovute eccezioni) più è facile essere ritrovati.

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RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Il Gommone
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